Sicilia, il complotto Arancione, anzi Arancino

Pubblicato il 5 Novembre, 2020

Per esperienza personale so che i dati vanno interpretati, per esperienza personale, so che a gridare al complotto, spesso, è proprio chi vuole nascondere le sue mancanze e sfuggire alle proprie responsabilità. Niente di nuovo sotto il sole: l’Italia dei tre colori (non del tricolore) scatena da un lato le solite polemiche, dall’altro mette in luce le profonde differenze di questo Paese, in fatto di strutture sanitarie, di buona amministrazione, di questioni mai risolte, tra Nord e Sud.

Così, mentre I ristoratori di Napoli, ieri mattina, svuotavano i frigoriferi, sicuri che il Governo dichiarasse la Campania “Rossa”, i bar di Catania preparavano gli arancini, con la paura di essere bollati come arancioni o peggio rossi, come studenti che devono affrontare un esame, ben consapevoli di avere poco e male studiato. La questione, per me, che faccio il giornalista, più importante è proprio questa: “Eravamo e siamo preparati ad un’emergenza sanitaria? Siamo riusciti a fare ciò che si doveva fare negli ultimi sei mesi per arrivare pronti alla seconda ondata?

Bene, ora qualche dato che – come ho già detto interpretabile – ma che sempre dato è.

Gli indicatori di rischio che il Governo ha utilizzato per dichiarare il colore delle tre aree sono 21 (non li elencherò tutti), ma il più importante è la classificazione complessiva del rischio che va da alto a moderato. Poi ci sono gli scenari, che si basano sull’indice di contagio Rt e che hanno un livello tra 1 e 4; la combinazione di questi due parametri porta alla decisione del colore.

Occorre ricordare che la valutazione risale al 30 aprile scorso, quando vennero fissati i criteri in un momento in cui l’emergenza sembrava scemare. Nel frattempo venne redatto il documento “Prevenzione e risposta al Covid: evoluzione della strategia e pianificazione per il periodo autunno-invernale” che indicava quali interventi adottare a seconda della gravità dello scenario che si fosse profilato.

Ora, i numeri sono numeri: secondo il piano Arcuri, la Sicilia avrebbe dovuto aumentare i posti letto totali in terapia intensiva di 301 unità. Mi risulta che al 19 ottobre, ci fosse la disponibilità totale di 538 e si partiva da 418 posti. Quindi un incremento di 120 a fronte dei 301 previsti dal Piano Arcuri.

Poi ci sono gli indicatori, nel documento di cui sopra, di esito che hanno a che fare con la circolazione, l’incidenza e la velocità di trasmissione, il numero di focolai, la saturazione di posti letti, la disponibilità di personale e la capacità di fare contact tracing. “Questo algoritmo che è un allegato del decreto ministeriale prevede poi degli schemi che ci aiutano a capire se la probabilità di evoluzione è bassa, molto bassa, moderata o alta e l’impatto sui sitemi”, aveva spiegato Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità.

Insomma, un meccanismo che misura la capacità di un sistema di fare fronte all’evento epidemico e la Sicilia, pur avendo meno ammalati, per esempio della Campania, non ha dimostrato di avere questa capacità. Perché di questo stiamo parlando: Campania e Lazio hanno una situazione di rischio per l’ISS «moderata con probabilità alta di progressione», quindi, meno grave della Sicilia che viene definita “Alta con probabilità alta di progressione”.

Il Ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità già lunedì scorso attestavano la zona arancione per la Sicilia, basata, in numeri assoluti, soprattutto sull’indice Rt (1.42) e sull’occupazione delle terapie intensive (25,5%), vicini rispettivamente alle soglie d’allerta di 1.50 e 30%. E poi c’è la questione dei focolai in forte crescita: da 341 a 504 in una settimana.

Sempre stando ai numeri, il governo Musumeci aveva annunciato varie misure: l’assessore Razza aveva parlato pochi giorni fa di due milione di test rapidi, per lo screening. E’ di oggi la notizia che “La Regione estende lo screening in corso alla Fiera del Mediterraneo di Palermo che ha già scoperto diversi asintomatici. Test a Catania, Messina, Siracusa, Marsala, Gela, Ragusa, Trapani, Vittoria, Caltanissetta, Agrigento e tutti gli altri comuni che raggiungono e superano i 30 mila abitanti“.

Sempre nei giorni scorsi si è parlato di reclutamento straordinario di medici e infermieri. Questo sosteneva solo ieri l’assessore Ruggero Razza: “Sono complessivamente 416 i posti letto di terapia intensiva che saranno attivati in Sicilia entro il 30 novembre, 2.384 quelli di degenza ordinaria e 812 quelli per i casi a bassa complessità”. E ancora: Sono complessivamente circa 3600 i posti letto dedicati alle cure del Covid-19 in Sicilia previsti nell’incremento dell’assistenza sviluppato dall’assessorato regionale alla Salute e condiviso con il Comitato tecnico scientifico. I posti, individuati in strutture pubbliche e private di tutto il territorio siciliano, comprendono terapie intensive, degenze ordinarie e ricoveri in strutture dedicate alle cure in bassa complessità.

Oggi, sappiamo, però, che eravamo fuori tempo massimo.

I numeri sono numeri e vanno interpretati, come ho gia detto, così, Musumeci e Razza tuonano contro il ministro della Salute Roberto Speranza: “Con i dati di queste ore dovremmo essere a un Rt pari a 1,2. La Campania ha avuto oltre quattromila nuovi positivi, la Sicilia poco più di mille. La Campania ha quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila”, ma Campania e Lazio sono in zona gialla. Perché questa spasmodica voglia di colpire centinaia di migliaia di imprese siciliane?”

Sdrammatizziamo: ma vuoi vedere che il Nord ci vuole rapinare una seconda volta, dopo l’Unità d’Italia, dell’economia dell’arancino?