Gravina, ombre sul focolaio Covid in Chiesa Madre: dichiarazioni discordanti da Padre Testaì, dall’amministrazione silenzio

Non si placano le polemiche sulla mancata tempestività delle comunicazioni riguardo al focolaio Covid scoppiato all’interno della Chiesa Madre di Gravina. E non fa che accrescere la tensione fra i cittadini – preoccupatissimi per la propria incolumità – la dichiarazione pubblica sul profilo facebook postata da Padre Antonino Testaì di ieri sera, palesemente incongruente con le dichiarazioni rilasciate dallo stesso parroco a DayGravina, in contrasto con quelle concesse ad un altro sito di informazione catanese. Se a questo, si aggiungono le discordanze con i commenti, scritti da padre Testaì, sui social, le ombre si allungano.

Padre Antonio Testaì, infatti, aveva dichiarato ieri mattina ad un’intervista rilasciata proprio a DayGravina, di essere risultato negativo al tampone rapido, questa la sua risposta integrale alla domanda se fosse positivo al Covid: “Assolutamente no. Non è vero, ho fatto il tampone e sono rimasto in dubbio e aspetto oggi l’esito (4 gennaio per chi legge). Ho anche un certificato che conferma questo dubbio e che dice di ripetere il tampone dopo 48 ore. Non sono positivo al Covid, avevo una carica virale che ha destato un dubbio. Ho rifatto il tampone ieri (giorno 3 per chi legge) e attendo l’esito“.

Questo contrasta con quanto affermato al sito catanese, che data, invece, la sua positività al 27 dicembre.

E ancora: sempre nell’intervista a DayGravina, il parroco assicurava che né lui e né altre persone appartenenti alla cerchia ristretta della parrocchia, avevano contratto il virus e che la sanificazione della chiesa era stata effettuata solo per un eccesso di zelo, in quanto avevano saputo che un fedele (uno?) entrati in chiesa si era poi ammalato di covid. Infine aveva consigliato “di non stare ad ascoltare cosa si scrive sui social o delle chiacchiere che girano in ogni piccola città”. 

Il coro delle proteste, cresce, però, con il passare delle ore tra parrocchiani e cittadini che si interrogano sui social anche sull’operato dell’amministrazione comunale.

Perché dopo aver inviato gli addetti alla sanificazione, giorno 1 gennaio (?), né il sindaco né l’assessore Enzo Santoro (ringraziati pubblicamente dallo stesso sacerdote per la celerità della sanificazione) non si sono sentiti in dovere di lanciare un allarme alla città di un sospetto focolaio in chiesa?

Chi pagherà per la sanificazione in Chiesa? Non è chiaro se il Comune di Gravina o la Curia.

Perché i dati della pandemia che già da qualche tempo arrivano tutti i giorni direttamente dall’Usca vengono comunicati in maniera così sporadica? 

In tutto ciò l’unica certezza è la positività del sacerdote (come dicevano le voci del rumoroso sottobosco cittadino) che ieri sera ha dichiarato ufficialmente di aver ricevuto l’esito del “molecolare” che purtroppo, come si temeva, è risultato positivo.  A Padre Testaì, giungano gli auguri di una pronta guarigione da parte di tutta la redazione di DayGravina, così come al sindaco e a tutti i gravinesi che hanno contratto il coronavirus.

L’obiettivo comune è quello di avere sempre più chiarezza per la nostra città.

Silvia Fabiola Galiano